Io sono un uomo libero. Io sono una forza del passato. Genus fictus natura et historia. Animale terreno consapevole.

domenica 31 luglio 2011

Il popolino popolano economicamente disagiato inventa innumerevoli alibi morali per impedire a tutti la felicità che gli è negata

Appare sempre più evidente,

al caldo sole di luglio e nel terso cielo estivo,

che il popolino popolano economicamente disagiato,

sostenuto dai preti,

inventa innumerevoli alibi morali

per impedire a tutti la felicità che gli è negata

In realtà

degli esseri viventi sanamente e naturalmente egoisti

dovrebbero inseguire per tutta la vita

la realizzazione dei propri istinti, delle proprie voglie, dei propri bisogni,

tutto quello che porta ad essere sanamente liberi e felici.

Nel caso in cui quella realizzazione di istinti, voglie e bisogni

fosse momentaneamente e contingentemente preclusa

da motivazioni economiche e/o di altro tipo

dovrebbe ingegnarsi a rimuovere quelle preclusioni

per tornare ad esprimere e realizzare pienamente

i propri istinti, i propri bisogni e le proprie voglie.

Accade invece che i poveracci,

per attenuare la loro insoddisfazione ed il loro dolore,

mossi dall'eterno "Mal comune mezzo gaudio"

mettano in opera tutta una serie di comportamenti

ed esprimano tutta una serie di discorsi

che hanno come scopo

quello di cercare di impedire agli esemplari sani della specie,

quelli che vogliono e che possono

soddisfare ogni istinto, ogni bisogno ed ogni voglia

di farlo.

(vedi sotto BOCCA DI ROSA * di Fanrizio De Andrè)

Si sceglie questo comportamento perchè più facile e meno faticoso,

chè distruggere è più facile che costruire,

nel senso che impedire agli altri di vivere

e più facile e meno faticoso che vivere a propria volta

e perseguire la propria felicità.

Ad aggravare la situazione

c'è poi, purtroppo, l'esistenza

di tutta una serie di religioni ed ideologie,

quali ad esempio l'ebraismo, il cristianesimo ed il comunismo,

che permettono di coprire sotto alibi morali

il risentimento ed il rancore generato dalla felicità degli altri,

per cercare di renderla irrealizzabile ed impossibile,

(vedi MORALE DEL RISENTIMENTO * in Friedrich Wilhelm Nietzsche),

fino a giungere al vero e proprio delirio

di considerare un valore la "sofferenza"

ed un peccato da vivere con senso di colpa la "felicità".

Il risultato finale è il popolino popolano

infelice e insoddisfatto,

pieno di rancore e risentimento,

ispirato e guidato dai sacerdoti,

che hanno una condizione esistenziale simile,

che usa tutta una serie di presunte motivazioni morali

per impedire a tutti la felicità

ei diffondere sulla Terra

l'infelicità e la sofferenza che immiseriscono la loro vita.


* BOCCA DI ROSA di Fabrizio De Andrè

Si sa che la gente dà buoni consigli
sentendosi come Gesù nel tempio,
si sa che la gente dà buoni consigli
se non può più dare cattivo esempio.

Così una vecchia mai stata moglie
senza mai figli, senza più voglie,
si prese la briga e di certo il gusto
di dare a tutte il consiglio giusto.

E rivolgendosi alle cornute
le apostrofò con parole argute:
"il furto d'amore sarà punito-
disse- dall'ordine costituito".

E quelle andarono dal commissario
e dissero senza parafrasare:
"quella schifosa ha già troppi clienti
più di un consorzio alimentare".

E arrivarono quattro gendarmi
con i pennacchi con i pennacchi
e arrivarono quattro gendarmi
con i pennacchi e con le armi.

** MORALE DEL RISENTIMENTO in FReidrich Wilhelm Nietzsche

La distinzione capitale fissata da Nietzsche

è quella tra la morale dei signori e quella dei sacerdoti:

questi ultimi, provando invidia di fronte alla superiorità dei signori,

elaborano una tavola di valori opposti,

anteponendo al corpo lo spirito, al sesso la castità, alla forza l’umiltà.

Storicamente, questo rovesciamento della tavola

dei valori avviene con il popolo sacerdotale per eccellenza: gli ebrei.

Quella che si attua, nota Nietzsche, è una vera e propria congiura contro la vita,

nella misura in cui tutti gli istinti che non si scaricano all’esterno si rivolgono all’interno.

Nasce in questo modo uno spirito di vendetta contro il prossimo.

E gli schiavi non possono che diventare alleati dei sacerdoti

e della loro lotta contro i signori:

con la loro “morale del risentimento”,

i sacerdoti fanno del sacrificio il loro punto di forza.

Se il signore cerca il suo opposto

soltanto per dire “sì” a se stesso con gioia accresciuta,

i sacerdoti creano una morale immaginaria e priva di fondamenti

dalla quale rampollano i pregiudizi morali

che si sono trascinati fino a oggi.

Proprio perché ha in sé un’infinita grandezza e pienezza d’essere,

il signore non prova risentimento;

al contrario, perché debole e povero d’esssere,

il sacerdote è per sua natura traboccante di risentimento.

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